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L’Intelligenza Artificiale e l’Uomo

Nella sezione Notizie del Coaching, trova spazio un interessante quadro delle linee guida contenute nel quadro normativo per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Perché al centro c’è l’uomo, e i suoi valori universali.

Anche la Commissione europea, dopo Stati Uniti, Cina ed altri stati, ha delineato il proprio approccio alla intelligenza artificiale ed alla robotica avanzata. È un problema di rilevanza economica e politica. Focus dell’approccio è: “l’uomo al centro”.

Partendo dalle discipline normative esistenti e aggiornandone l’orizzonte, l’attuazione prevede la definizione di un quadro normativo (pertanto, non di una legge) e indirizzi di etica della tecnologia, sulla base della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione. Il lavoro di una Commissione ad hoc ha già portato alla pubblicazione di una prima versione delle linee guida. Considerata l’evoluzione continua del settore robotica, la regolamentazione resta aperta alla possibilità di continui aggiornamenti. Ma l’indirizzo centrale ècostituito dall’intenzione di volere “promuovere i valori umani”, in quanto “lo sviluppo e l’uso dell’intelligenza artificiale non deve essere percepito come un fine in sé, ma con lo scopo di aumentare il benessere dei cittadini”. L’adesione ai principi proposti dalla regolamentazione resta affidato alla scelta della singola impresa, del ricercatore e/o utilizzatore. A tutti i soggetti operanti in ambito internazionale che condividono le affermazioni contenute nel documento, verrà consentito di firmare ed aderire pubblicamente a questo documento.

Focus del documento è quello di una “intelligenza artificiale affidabile”: ossia, prodotti tecnicamente affidabili e persone che possono fidarsi della tecnologia. Il che presuppone la definizione di ciò che è buono, giusto, di che cosa possa costituire una “buona vita”.

Questa definizione comporta problemi etici assai rilevanti e diversi:

  • dal potenziamento umano(possibilità di manipolare il proprio corpo, attraverso la tecnologia per superare limiti fisici o mentali considerati invalicabili), allo sviluppo e uso di armi, completamente autonome (non soggetta dunque alla decisione umana di uccidere o meno)
  • dalla possibilità di analizzare dati complessi di un individuo, riferibili alle sue abitudini, preferenze, ad arrivare a predire o manipolare il suo comportamento.

La Commissione europea ritiene che, per potersi fidare della tecnologia, questa persegua uno “scopo etico”.

Mentre l‘affidabilità tecnica è connessa al ricorso alle migliori conoscenze, lo scopo etico è connesso sia al rispetto dei diritti fondamentali e delle discipline normative, che al rispetto dei seguenti cinque principi fondamentali:

  • beneficenza: sviluppo economico, equità sociale e tutela dell’ambiente;
  • non maleficenza: l’intelligenza artificiale non deve nuocere all’uomo; pertanto: no a discriminazioni, manipolazioni del singolo o dell’opinione pubblica;
  • autonomia: assicurare la libertà degli esseri umani dalla subordinazione o dalla coercizione di sistemi di intelligenza artificiale, il cui uso non deve diventare obbligatorio. Ad esempio, un medico non dovrebbe essere costretto, per svolgere il proprio lavoro, a fare ricorso a sistemi esperti (programmi di intelligenza artificiale);
  • giustizia: uso, sviluppo e regolazione della intelligenza artificiale devono essere delineati per rispettare un principio di equità, garanzia di uguali opportunità, rispetto delle etiche imposte dalla società, risarcimento in caso di incidenti;
  • comprensibilità: trasparenza della tecnologia e del modello di business.

I primi quattro principi ripercorrono quelli della bioetica nord-americana, e cioè di autonomia, in contrapposizione a quello europeo della dignità umana. La scelta consiste nel principio che la dignità umana fonda la autonomia, che a sua volta si concretizza, a livello applicativo, nel principio del consenso informato. “Il singolo deve essere informato perché possa comprendere e quindi liberamente determinarsi, potenzialmente senza limiti”.

Il quinto principio costituisce una novità, specificatamente imposta dalle tecnologie emergenti.  Il ricorso ad algoritmi e all’intelligenza artificiale avverrà per far fronte, in modo automatico, a scelte imposte dalla nostra vita; e tali scelte imporranno la necessità di una completa comprensione del procedimento utilizzato dal sistema per la decisione.

Il problema della realizzazione di questa macchina sta:

  • nel tipo di approccio della macchina: il ”machine learning”, ossia il fatto che il sistema modifica autonomamente il proprio funzionamento nel tempo, imparando dall’esperienza;
  • nell’analisi dei big data, che possono rendere non trasparente il processo decisionale della macchina.

Fra i rischi contemplati si cita “l’inganno”. Un essere umano interagendo con un robot androide o un sistema di intelligenza artificiale, potrebbe non distinguere la natura artificiale della macchina, sviluppando una affezione irrazionale. Di qui il principio che ogni forma di inganno sia prevenuta, che l’essere umano sia informato della vera natura della macchina. Ma se la simulazione e l’apparenza che si venisse a creare fosse desiderata dall’uomo (l’autore dell’articolo citato fa l’esempio di un rapporto sessuale), sarebbe sufficiente un consenso a rendere l’utilizzo della macchina eticamente accettabile?

Buona lettura!

  • Da: La lettura, del 23 dicembre 2018, “Un’etica per i robot”, estratto da pag.14,15; a firma Andrea Bertolini.

Coaching e Imprenditorialità

Lo sviluppo della Progettualità individuale è sempre alla base del successo del  progetto di Impresa. E il Coaching è lo strumento principe per far emergere il progetto di vita che è fondamenta dell’avvio di ogni iniziativa imprenditoriale.

Il corso Start-Yourself-Up, in partenza il prossimo Ottobre, risponde proprio alla necessità di formazione e sviluppo dell’Imprenditore, integrando efficacemente le visioni e i progetti dell’Uomo e della sua Impresa.

Harvard Business Review, in una sua recente pubblicazione, ha preso in esame proprio la figura dell’Imprenditore: perché – si chiede Balachandra, assistente al Babson College – una proposta imprenditoriale promettente sulla carta può perdere ogni attrattiva quando si interloquisce con chi la presenta?  Da questa domanda ha preso spunto l’analisi della relazione fra venture capitalist e imprenditore.

Mentre la maggior parte degli imprenditori ritiene che le decisioni in merito a un investimento si fondino sulle informazioni e sulla logica di una presentazione (deck), la maggior parte dei venture capitalist, avendo già preso visione di questi elementi, focalizza l’attenzione sulla personalità del fondatore e da lui si aspetta alcuni chiarimenti.

Dall’analisi di 108 presentazioni (Entrepreneurship Competition del MIT), Balachandra giunge alle seguenti considerazioni:

  1. La passione – a denotare l’energia – nonchè la determinazione e l’impegno del fondatore sono sicuramente aspetti positivi, ma è la sua calma, in quanto indice di forte leadership, a costituire il fattore più convincente per chi esprimerà alla fine una valutazione
  2. In una presentazione, il carattere e l’affabilità del fondatore assumono un peso più rilevante della sua competenza; e forse altrettanto importanti sono la sua onestà e rettitudine, fattori che attenuano l’area di rischio. Non così rilevante, invece, è la carenza di competenza, perchè si ritiene possa essere colmata assumendo un talento supplementare
  3. La decisione di investire non scaturisce solo dai potenziali rendimenti, ma anche dalle preferenze personali. Essendo gli investitori, per la maggior parte, imprenditori esperti, amano avere la possibilità di fare Coaching della nuova iniziativa per portare un valore aggiunto. Del fondatore della nuova impresa, si apprezzano, in fase di presentazione, comportamenti che siano indice di apertura ai suggerimenti.
  4. Il genere – maschile o femminile – del fondatore (rileva Balachandra) sembra non influenzare la probabilità di successo della presentazione di una StartUp, anche se le persone “con una elevata componente comportamentale identificabile con lo stereotipo femminile (calore, sensibilità, espressività ed emotività) sembra abbiano avuto meno chance di quelle caratterizzate dallo stereotipo maschile (forza, dominanza, aggressività e assertività)”.

Da questa interessante analisi prendono spunto alcune domande:

  • Come può un neo-imprenditore o uno startupper convincere a proposito del suo impegno e della propria determinazione se il suo progetto personale non è chiaro?
  • Come si apre la propria iniziativa di impresa al contributo degli altri senza un’adeguata preparazione? 

Il Coach ti aiuta a:

  • Raggiungere obiettivi sfidanti
  • Definire un Piano d’azione
  • Implementare il Piano d’azione, lavorando sull’insorgenza di ostacoli esterni e di eventuali autosabotaggi
  • Tirar fuori il meglio di te, mantenendoti focalizzato sui tuoi bisogni, sui tuoi valori e la tua visione, e attenuando, ove presenti, alcuni aspetti del tuo carattere troppo diretti o remissivi
  • Sbloccare dei limiti che senti insiti nel tuo modo di fare e di rapportarti con gli altri
  • E, venendo all’analisi Harvard Business Review: affrontare la presentazione della propria attività meno come una esposizione formale e più come una conversazione spontanea, nella quale mentalità e atteggiamento emergano rispetto ai fondamenti del business

Crediamo che ogni iniziativa passi attraverso un piano di crescita personale e della propria progettualità. Il corso Start-Yourself-Up, risponde a questi obiettivi. Fai crescere l’imprenditore che è in te!

 

(Da: Harvard Business Review, 31 maggio 2017, estratto da pag. 14-15-16 – Come i venture capitalist valutano le prospettive veramente?)

Effetto Pigmalione e la fiducia in Azienda

Nella mitologia greca, la storia di Pigmalione è stata narrata da Ovidio per spiegare come le aspettative possano influenzare un determinato risultato.
Lo scultore greco, dopo aver realizzato una statua rappresentante il suo ideale di femminilità, viene premiato dalla dea Venere per la sua dedizione all’amore, questa infatti esaudisce il suo desiderio e dà vita alla statua, trasformandola in Galatea.

In seguito il mito di Pigmalione è stato ripreso in diverse opere, la più famosa è sicuramente la commedia di George Bernand Shaw, e perfino in psicologia.

Di fatto attraverso lo studio del mito di Pigmalione, il noto ricercatore Robert Rosenthal è arrivato a confermare la teoria delle “profezie che si autoavverano”.

Un approfondito studio sui rapporti interrazziali e sul ruolo delle aspettative in questi contesti è stato fatto da Robert Merton nel 1948, prima ancora che da Rosenthal.
Merton aveva descritto la profezia che si autoavvera come “una supposizione che per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l’avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria veridicità”.

Quindi un’opinione anche se non veritiera, può portare una persona a comportarsi come predetto.

Lo studio di Rosenthal

Rosenthal e la sua équipe realizzarono un esperimento di psicologia sociale all’interno di un istituto scolastico americano. Innanzitutto fecero sottoporre tutti gli alunni di una classe delle elementari a un test di intelligenza, in seguito selezionarono un gruppo ristretto di bambini e li presentarono agli insegnanti come i migliori alunni della classe, ignorando totalmente i risultati del test. Annunciarono agli insegnanti che questo gruppo di bambini era molto promettente e che quindi avrebbero potuto aspettarsi da loro grandi risultati.

Dopo un anno, l’équipe ritornò nell’istituto per verificare i risultati dell’esperimento. Gli alunni che erano stati segnalati agli insegnanti come i migliori della classe avevano ottenuto grandi risultati dal punto di vista scolastico, incrementando notevolmente il loro rendimento scolastico e le loro capacità.

Il solo esprimere fiducia nelle capacità di quel gruppo ristretto di bambini aveva stimolato il loro interesse e il loro impegno verso lo studio.

Un giudizio negativo di un insegnante verso un alunno può influenzare la percezione che lo stesso alunno ha di sè stesso, mettendo in atto un circolo vizioso per cui il bambino una volta interiorizzato il giudizio si comporterà di conseguenza, rendendo veritiera l’opinione iniziale dell’insegnante.

Il discorso può spostarsi agli stereotipi, i quali sono fortemente resistenti al cambiamento. Nella nostra mente si attiva un meccanismo mentale per cui si cerca di individuare nel mondo delle nostre osservazioni solo quelle che ci permettono di confermare l’opinione iniziale che avevamo. È inoltre in forte correlazione con la cosiddetta “legge di Murphy” secondo la quale se ci aspettiamo che qualcosa di negativo accada questo accadrà sicuramente, proprio perchè finiremo per comportarci in modo da rendere veritiera la nostra supposizione.

Effetto Pigmalione in azienda

Questo effetto detto “effetto Pigmalione” o anche “effetto Rosenthal” si manifesta non solo nell’ambiente scolastico ma anche in altri contesti, in particolare tra capi e dipendenti in azienda. Le aspettative del capo nei confronti dei subordinati possono influenzare le relazioni interpersonali e determinare miglioramenti/peggioramenti delle performance.

Per riuscire a trasformare il circolo vizioso della profezia che si autoavvera in circolo virtuoso, ci sono alcuni pratici consigli da seguire:

  • aspettarsi sempre il meglio dai propri collaboratori, poichè aspettative basse innescano la spirale della bassa autostima (effetto Golem)
  • ricorrere a gratifiche e apprezzamenti in caso di risultati positivi
  • prendersi la responsabilità delle performance del proprio team
  • porre obiettivi sfidanti ma non irraggiungibili, cercando di ottenere dai propri collaboratori sempre un po’ di più.

Questo permette non solo di ottenere maggiori performance dai propri collaboratori, ma anche di divenire leader amati e apprezzati, che stimolano le persone a credere in se stesse e a migliorarsi.

Vi sono 5 problematiche da evitare quando si gestisce un gruppo di persone:

  • evitare di creare un ambiente in cui vi è mancanza di fiducia
  • non fare in modo che vi sia paura del conflitto e del confronto
  • evitare che le persone non si prendano le proprie responsabilità
  • evitare la mancanza di impegno
  • evitare di trascurare i risultati

Articolo a cura di Riccardo Nava, Network Manager di ProntoPro, che volentieri pubblichiamo su Business Athletics.